Le glorie della Maddalena … e quelle di Chiara Ferragni

Redazione: Ogni tanto ci rimproverano di non seguire le vicende della quotidianità gossippara (anche se, a dire il vero, non è che sia il nostro settore!).

Fra i tanti autori che seguiamo, fra i tanti problemi di cui ci occupiamo, non c’è mai spazio (ammettiamolo!) per quei fenomeni di costume che pur sono importanti per l’opinione pubblica.

In questi giorni, abbiamo sentito parlare della Ferragni e della pubblicità al Museo degli Uffizi. Per alcuni quasi sacrilega, per altri segno dei tempi.

Ci è piaciuto, più o meno al riguardo, l’intervento di Giovanni Marcotullio (che abbiamo sintetizzato per renderlo accessibile a tutti), che si lancia in una similitudine che a prima vista sembrerebbe ardita, fra la Ferragni e Maria Maddalena.

Il concetto è quello della redenzione. Tutti possiamo cambiar vita.

Che poi i Ferragnez vogliano farlo non ci sembra probabile … e non siamo nemmeno sicuri che Chiara sia contentissima dell’accostamento.

Ma tant’è. Noi lo abbiamo letto e volentieri ve lo proponiamo.

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Giovanni Marcotullio per Breviarium (sintesi)

Ieri mattina sono stato alla Biblioteca Vallicelliana di Roma per una ricerca indotta da uno dei manoscritti più antichi d’Europa: la cosiddetta “Bibbia di Alcuino”.

Tesori incartapecoriti

Già che c’ero, ho chiesto e ottenuto di vedere un altro testo, la cui scheda in catalogo mi aveva incuriosito: «Salterio annotato con estratti dei commenti di sant’Agostino e di Cassiodoro».

Un bel salterio con un interessante disegno di pagina.

Ma la ragione per cui ne parlo  — e ne parlo oggi — è quel che vi ho trovato, annotato da una mano del XIII secolo: un inno alla Maddalena che fino a ieri ignoravo completamente!

Un’opera d’ineffabile bellezza stilistica e contenutistica di  Philippus Cancellarius [chi volesse, può leggerla sul testo di Breviarium].

La rivoluzione dell’Evangelo

A differenza del cinema contemporaneo [palese il riferimento a Dan Brown], la devozione medievale a Maria Maddalena non ha mai ceduto al dettaglio pruriginoso, il cui interesse non è più profondo di una pozzanghera fangosa.

Nel personaggio della Maddalena confluirono diverse figure evangeliche: la peccatrice in casa di Simone, Maria di Betania e la Maddalena del “noli me tangere”.

Se ne ricorda l’anodina nota lucana circa i “sette demonî” da cui Cristo la esorcizzò … ma l’attenzione non si è mai fossilizzata su cosa fossero questi demonî, perché l’Evangelo consiste soprattutto nell’annuncio che cambiare si può.

Nessuno è vincolato per sempre a essere ciò che credeva di dover rimanere (con la zavorra del pregiudizio altrui): Maddalena è l’icona di questa rivoluzione e il medioevo cristiano ha recepito con gioia l’una e l’altra.

In effetti fu Robespierre a far ghigliottinare Olympe de Gouges, rea di aver messo per iscritto “I diritti della donna e della cittadina”, nonché di essersi dichiarata contraria alla decapitazione di Luigi XVI.

… e la Ferragni?

L’impressione è che anche il femminismo vada bene al mondo finché costituisce la conciliante smaltatura del permanente e profondo patriarcato maschilistico.

Bene la contraccezione e la “libertà sessuale”, bene l’aborto … perché son tutte cose che facilitano le attitudini maschilistiche di un patriarcato a sua volta in crisi per il proprio dispotismo.

Chiedete invece un sostegno per le mamme, chiedete che i CAV siano potenziati perché nessuna donna sia lasciata sola davanti alla maternità … e toccherete con mano lo strano concetto di “femminismo” del nostro mondo.

Viva la Maddalena, quindi, che ci restituisce l’immagine di una donna libera perché liberata e non più disponibile alla rapacità pubblica — in quanto rapita da un amore unico.

In questi giorni, a seguito della tragicomica polemica sui #FerragnezAgliUffizi, la nota influencer ha postato degli scatti nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e nella Cattedrale di Otranto, che ospitano inestimabili tesori dell’arte mondiale.

Probabilmente è fuori luogo parlare di “conversione” o d’altro, ma sicuramente lo è ancora di più stracciarsi le vesti.

Devo comunque ammettere di non aver conosciuto “the blonde salade” fino a quando non era già molto famosa.

Aggiungo di trovare velleitarie e pretenziose le ambizioni da maître-à-penser di Fedez, suo marito.

Eppure è sterile e sciocco ostinarsi nello snobbare fenomeni di costume che riescono in qualche modo a cogliere alcune domande di certi non trascurabili segmenti di popolazione.

Bene fanno quelli che come don Alberto Ravagnani restano nel loro ma riescono a farlo avviando un confronto verace.

Vent’anni fa la Ferragni poteva essere bollata come ambiziosa e spregiudicata scioccherella ma, da quando il suo fenomeno di costume si è imposto, bisogna riconoscere in lei almeno una teoreta della superficialità, o qualcosa del genere (che però renda giustizia a una certa indiscutibile maestria).

Vivere in funzione di un’immagine da proiettare non è e non può essere il mio stile di vita, però da studioso del pensiero cristiano riconosco che proprio questo è ciò che ha prodotto la sterminata iconografia agiografica nel corso dei secoli — proiettare modelli ammirabili e che suscitino l’emulazione.

In questo senso Chiara figura a meraviglia sotto le volte affrescate di Santa Caterina (Galatina) e sopra il pavimento musivo della Cattedrale di Otranto.

Gli influencer occupano una certa quota dello spazio delle agiografie (anche perché noialtri si stenta a riempirlo?), e possono farlo sempre e soltanto intercettando le domande delle persone.

Ora, quali sono queste domande? E quali sono le risposte?

Ecco perché la composizione di Philippus Cancellarius e la figura di Maria Maddalena tornano utili.

Perché parlano a tutti: da Chiara Ferragni in giú.

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Link Originale: https://www.breviarium.eu/2020/07/22/pange-lingua-magdalenae-chiara-ferragni/

Scelto e pubblicato da Franco

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